Donner à voir

7 december 2018

Exhibition at Fondazione Pini, Milan

 

Donner à voir, exhibition view

 

Donner à voir: G. Staccioli, faldone
2018
65x40 cm
pastel on paper

 

Donner à voir #38
2018
27x40 cm
inkjet print on Hahnemühle Baryta paper

 

Donner à voir: G. Staccioli, certificato di scomparsa
2018
80x55 cm
pastel on paper

 

Donner à voir, exhibition view

 

Donner à voir: compleanno 7°
2018
25x50x70 cm
play-doh, candles, reed, television screen, paper tray, epoxy resin

 

Donner à voir: giocattolo #1
2018
30x25x20cm
tubes, stamps holder, play-doh, plastic glass, epoxy resin, electric engine, brass, various materials

 

Donner à voir, exhibition view

 

Donner à voir: studio per un figlio #1
2018
65x65x80 cm
wool, waterproof tablecloth, razors, play-doh, wire, strings, sewing thread, plastic bags, aluminium, steel, television screen, apron, buttons, newspaper, cake tin, various materials

 

Donner à voir: robot, giocattolo # 2
2018
20x5x20 cm each
polyurethane resin

 

Donner à voir, exhibition view

 

Donner à voir #12
2018
50x70 cm
inkjet print on Hahnemühle Baryta paper

 

Donner à voir: G. Staccioli, libretto individuale, ministero della guerra
2018
46x32 cm
pastel on paper

 

Donner à voir, exhibition view

 

Donner à voir #0
2018
40x60 cm
inkjet print on Hahnemühle Baryta paper

 

Donner à voir: studio per una fotografia #1
2018
32x46 cm
marker on paper, plastic bags, wool, aluminium, wooden frame, glass

 

Donner à voir #25
2018
80x60 cm
inkjet print on Hahnemühle Baryta paper

 

Donner à voir #23
2018
60x80 cm
inkjet print on Hahnemühle Baryta paper

 

Donner à voir #5
2018
35x48 cm
inkjet print on Hahnemühle Baryta paper

Donner à voir is an exhibition, conceived as a medium: an artwork composed by various fragmented elements. It starts from the figure of G. Staccioli.


In the forties, G. Staccioli was in prison due to an unknown crime. He commutated his sentence joining the French Foreign Legion up, in the First Indochina War (1946-1954). No one knows anything about him. It remains: a series of documents secretly conserved in the archive of the foreign Legion in Aubagne; the surname (Staccioli) which Luca Staccioli, after his father, inherited because of some bureaucratic quibbles without being
relatives; a photographic roll of film.


The photographic film is erased by the time and the erosion of the sea. The contents are completely unrecognisable. Thus, the disappeared images become a new space to re-narrate and to question memories, history, the construction dynamics of the identity.

Un racconto di una condizione limite tra appartenenza e disorientamento, indotta da sistemi sociali normativizzati e desoggettivanti, e caratterizzata dall’alienazione rispetto ai grandi processi storici.


“Alla fine degli anni Quaranta, G. Staccioli si trovava in prigione perun crimine sconosciuto. Staccioli commutò la pena arruolandosinella Legione Straniera a Marsiglia: andò così a combattere inIndocina (1946-1954). Di lui non si sa più nulla”. - l’artista racconta- “Rimangono soltanto alcuni documenti ingialliti conservati in un archivio della Legione Straniera ad Aubagne, un certificato
di morte, il cognome Staccioli – che mio padre ha ereditato, per cavilli burocratici, senza essere consanguineo del defunto (Staccioli è ora anche il mio cognome) –, un rullino fotografico. Le immagini appaiono ormai completamente cancellate, il contenuto irriconoscibile”.


Partendo da libri di storia e da documentazione informatica, museale e archivistica, Luca Straccioli ripensa i meccanismi di creazione arbitraria degli immaginari identitari che, legati alla famiglia, si coagulano in categorie e gerarchie coercitive. La tensione del ricordare, sul confine tra memoria e non vissuto, forma un’altra immagine della violenza, del fallimento delle istituzioni, della ricerca dell’identità. L’immaginazione appare indispensabile per la sopravvivenza collettiva.


Sergente: [...] Io ho girato certi posti dove non c’era stata guerra da almeno settant’anni, e la gente si era addirittura dimenticata il proprio nome.
Bertold Brecht, Madre Courage e i suoi figli

© Luca Staccioli